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L'orso greco per ora non spaventa troppo
30/12/2014

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Quel che i mercati finanziari sembravano temere è effettivamente successo.
In Grecia Samaras non è riuscito a trovare i voti necessari per eleggere il Capo dello Stato nemmeno al terzo scrutinio e pertanto i greci andranno alle urne per le elezioni politiche anticipate, che saranno indette per il 25 gennaio prossimo.
I sondaggi indicano come favorito il partito di sinistra radicale Syriza, guidato da Alexis Tsipras, che ha sostenuto finora la volontà di fare della “indisciplina” nei confronti della Troika il tratto distintivo del suo governo.
Il suo programma non prevede più, a differenza di un paio d’anni fa, l’uscita dall’euro, ma l’intenzione di scardinare i principi di austerità e di tutela dei creditori che sono i capisaldi dell’Unione Europea e della Germania che la domina.
In concreto il programma elettorale di Syriza prevede una rinegoziazione del debito pubblico greco di 330 miliardi con i creditori istituzionali (UE, FMI, BCE), che ne posseggono l’80%. La richiesta sarebbe per un haircut (cancellazione) del 70% dell’ammontare (cioè circa 180 miliardi di euro), anche se credo che un risultato del 50% sarebbe già visto come un successo politico da leccarsi le dita. Inoltre verrebbe sospesa la maggior parte dei provvedimenti di austerità imposti dalla Troika in cambio del finanziamento da 240 miliardi del Fondo ESM, che hanno creato una macelleria sociale mai vista prima in Europa.
Un progetto senza dubbio dirompente, soprattutto per le conseguenze politiche che avrebbe in Spagna ed in Italia, dove le forze politiche contrarie all’austerità, quando non addirittura contrarie alla stessa moneta unica, stanno aumentando i consensi in modo assai visibile, e troverebbero un aiuto forse decisivo per andare al potere, se venisse tollerata dai partner europei l’indisciplina greca. In questo caso quasi certamente verrebbe mandata al macero l’Unione Monetaria, con conseguenze politiche e finanziarie devastanti.
Eppure ieri i mercati hanno recuperato notevole compostezza, dopo un provvisorio sbandamento quando è stata diffusa la notizia della mancata elezione. La borsa greca, dopo un crollo dell’11%, è risalita fino a circa -4%, i paesi periferici hanno contenuto le perdite in chiusura intorno al punto percentuale, mentre le borse tedesca e francese hanno addirittura chiuso in positivo.
Il messaggio che i mercati mandano è quindi quello di sostanziale indifferenza rispetto alle vicende greche, ed è molto diverso dal panico che le attanagliò il 9 dicembre, quando si materializzò per la prima volta lo spauracchio della mancata elezione del Capo dello Stato greco e le conseguenti elezioni anticipate.
Che cosa ha fatto cambiare idea ai mercati?
A prima vista la compostezza dei mercati si basa una situazione contingente e su due certezze, che solo il tempo ci rivelerà quanto riusciranno a rimanere tali.
Il fatto contingente è che in questi giorni, tra Natale e Capodanno, i volumi di contrattazione sono esigui, perché i desk dei grandi investitori istituzionali e dei fondi hedge (le cosiddette “mani forti”, che dettano la direzione dei mercati) sono presidiati solo da personale di secondo piano, non autorizzato a prendere grandi decisioni strategiche. I guru e le figure apicali sono in vacanza a spendere parte dei larghi bonus accumulati anche quest’anno. Perciò è presto per capire se la calma apparente è convinta o solo momentanea. Sarà più significativo ciò che succederà a partire dal 5 gennaio.
Le due certezze che, per ora, animano gli investitori, sono la robustezza politica dell’area euro ben superiore a quella degli anni 2011 e 2012 e l’aiuto di Draghi.
L’area euro è considerata meno esposta di allora al rischio di contagio (gli spread di Italia e Spagna sono incomparabilmente inferiori ad allora) e tutti pensano che questa volta l’UE potrà portare avanti la partita con la Grecia fino alle estreme conseguenze, come non riuscì a fare nel 2012. E questo proprio per la pericolosità politica che un cedimento alle richieste greche potrebbe avere sul futuro dell’eurozona. L’UE risponderà picche a tutte le richieste di Tsipras, mostrando che per stare nell’euro occorre disciplina. Se la Grecia vorrà forzare, esca pure dall’euro. La devastazione, che subirà, servirà a placare i bollenti spiriti in Spagna ed Italia. Se Tsipras abbasserà la testa sarà un esempio per tutti e svelerà il bluff che ridurrà ai minimi termini la sua credibilità politica e lo toglierà dalla scena in fretta.
Poi c’è San Draghi, che fornirà il suo benevolo sostegno ai mercati fin da gennaio con il QE, annacquando tutte le incertezze con l’allagamento monetario della BCE, che farà ripartire la speculazione rialzista.
Personalmente credo che almeno la seconda di queste certezze sia piuttosto precaria. Draghi non farà alcun QE a soli 3 giorni dalle elezioni greche. Anzi, la possibile minaccia di default greco basterà a certificare le perplessità tedesche sull’acquisto di titoli che potrebbero mettere a repentaglio la credibilità della stessa BCE. Per cui Weizman avrà buon gioco ad ottenere almeno il rinvio della manovra a febbraio o più probabilmente a marzo, dopo aver visto chi avrà vinto le elezioni greche e capito eventualmente di che pasta sarà fatto Tsipras al tavolo delle trattative per l’ultima tranche da 7 miliardi di finanziamento alla Grecia da parte del Fondo ESM.
I mercati comunque sembrano fiduciosi, almeno per ora. Sarà la voglia di festeggiare la fine dell’anno vicino ai massimi.
Pertanto Auguri a tutti.

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