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Macron porta l'Europa ai tempi supplementari
08/05/2017

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Vince Macron, vincono i sondaggisti, perde Le Pen, l’Europa va ai tempi supplementari. Questa, in sintesi, la fotografia che ieri sera il popolo francese ha decretato con il voto del ballottaggio.

Macron vince la gara per la Presidenza della Repubblica, ma non stravince, a dispetto di quanto sembrino dire i conteggi numerici. Con oltre il 66% dei voti, quasi il doppio dell’avversaria Le Pen, ottiene un risultato eclatante, persino superiore a quanto i sondaggi degli ultimi giorni gli attribuissero. Ma non stravince, perché gran parte dei voti ottenuti non sono andati a suo favore, ma contro l’avanzata del Front National di Marine Le Pen. Macron è stato considerato dalla maggioranza degli elettori francesi non come il migliore, ma come il “meno peggio” tra i due ed ha calamitato le paure di coloro che temevano una pesante involuzione autoritaria ed isolazionista e la fine dell’Unione Europea, se avesse prevalso il populismo estremista di destra. La paura del neofascismo è stata superiore a quella del terrorismo e dell’immigrazione. Il voto di protesta in Francia è avanzato fino al limite del massimo disprezzo per l’incapace Hollande, che andrà tristemente in pensione senza il rimpianto di nessuno, e fino a distruggere il Partito Socialista e ferire gravemente quello Repubblicano,  i due partiti tradizionali che in passato giocavano sempre la partita finale elettorale. Ma si è fermato ben prima di debordare nel successo del Front National.

Questo è un dato inequivocabile, e conferma quella sensazione che a marzo abbiamo avuto già in Olanda, dove, analogamente, il populismo estremista è stato fermato dalla paura che la brace neofascista sia peggiore della padella dello status quo.

Macron non stravince perché non ha un partito alle spalle che gli possa dare quella maggioranza assoluta in Parlamento alle elezioni politiche che si svolgeranno tra poco più di un mese e rinnoveranno il Parlamento francese. Anzi, penso che le politiche rappresenteranno una specie di modesta rivincita per i partiti tradizionali, soprattutto per quello repubblicano, molto radicato ed organizzato nel territorio, che gli elettori di destra moderata vorranno almeno in parte recuperare, dopo lo schiaffo delle presidenziali.

L’esito più probabile è che in Parlamento l’opposizione sia ben più forte del partito che esprime il Capo dello Stato, e che il governo che Macron presenterà abbia molta difficoltà a realizzare il suo programma.

Ma indubbiamente il sistema elettorale francese regala alla Francia almeno qualche anno di stabilità politica e rinvia il pericolo di frantumazione dell’Unione Europea, che sarebbe stato all’ordine del giorno se avesse vinto Le Pen. A settembre in Germania non ci dovrebbero essere sorprese, dato che la partita si risolverà in una nuova grande alleanza tra la CDU-CSU di Merkel e Schauble e il SPD di Schulz. Resta da stabilire chi guiderà il governo. Al momento sembra che le maggiori probabilità di vittoria siano per la Merkel. Ma sia Merkel che Schulz, sebbene abbiano sfumature politiche molto diverse, non mettono in dubbio l’Unione Europea, anzi.

In Italia lo scalpitante Renzi, appena reincoronato alla guida del PD, non ha alcun interesse ad accelerare le elezioni politiche, perché il tempo, che gli permetterà di rioccupare le televisioni con i suoi tormentoni propagandistici, che debbono far dimenticare agli italiani il referendum costituzionale, gioca a suo favore e perché senza una nuova legge elettorale decente Mattarella non scioglierà le Camere anticipatamente.

Pertanto lo scenario ci presenta circa 6-8 mesi di stabilità politica, rafforzata dallo scudo monetario di Draghi con il QE della BCE. Lo spread dovrebbe calmarsi per un po’, per poi riprendere vigore con l’avvicinarsi delle elezioni italiane, che saranno il vero campo su cui si giocherà la prossima battaglia sull’Unione Europea.

L’esito elettorale francese toglie la Francia dalla graticola di chi può destabilizzare l’Euro. Ma pone al suo posto l’Italia. Non subito, però. I mercati finanziari dovrebbero vivere qualche mese di bonaccia, dopo i festeggiamenti anticipati per Macron, che da qualche settimana si stanno protraendo e che forse già oggi termineranno appena si esaurirà l’ultima bottiglia di champagne.

Il tempo che ci separa dall’autunno passerà a capire le mosse politiche di Macron. Se punterà a stabilizzare l’asse franco-tedesco, accettando l’offerta di Merkel che è già arrivata, oppure se deciderà di coinvolgere Italia e Spagna, cercando un’ambiziosa riforma politica dell’Unione che vada nella direzione dello Stato Federale, l’unico esito che potrebbe salvarla nel medio periodo. Ma anche la scelta che va in rotta di collisione con gli interessi tedeschi ed il nazionalismo francese.

Da questa scelta dipenderanno il clima autunnale e le mosse della grande speculazione finanziaria. Se prevarrà la prima tentazione, nel 2018 si tornerà a ballare violentemente il ballo dello spread, dato che i fondi hedge hanno già portato il mirino sull’Italia, come prossimo bersaglio. 

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