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Irrompe il Rischio-Italia
30/05/2017

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Ieri larga parte dei mercati principali ha fatto festa. Senza USA, Cina e Londra, è toccato ai mercati europei occupare la scena. Ma quasi tutti hanno evitato di mettersi in mostra senza i consueti fari di riferimento, iniziando la settimana in modo molto guardingo e con microscopiche oscillazioni. Ho scritto quasi tutti, perché in realtà un listino ha occupato, eccome, il centro della scena. E’ la nostra Piazzaffari, che però è stata costretta a partecipare al tiro al bersaglio dei ribassisti, con il ruolo di bersaglio. Per capire le dimensioni delle sberle ricevute, basta confrontare il -2% subito dal nostro listino principale Ftse-Mib con il -0,02% di Eurostoxx50 o il +0,21% del tedesco Dax.

Pertanto la situazione italiana deve necessariamente occupare anche lo spazio del nostro commento, anche perché non è stato solo l’azionario ad essere strapazzato, ma un po’ tutto quel che riguarda il nostro paese, dato che lo spread BTP-Bund, da quota 176 di venerdì sera ha subito un’impennata di quasi 13 punti base, chiudendo la seduta oltre 188. Ieri in Europa si degustava la camomilla offerta da Draghi, che ha ripetuto la necessità per la BCE di essere ancora molto accomodante per consolidare la ripresa in atto e spingere l’inflazione al 2%. Il rendimento del Bund scendeva così di 4 punti base, a 0,30%. Da noi invece si trangugiava l’olio di ricino, con i rendimenti dei  nostri titoli di stato decennali schizzati al rialzo di circa una decina di punti base, al 2,19%.

Sull’azionario invece la parte del leone l’hanno fatta le vendite sui bancari, che vengono sempre utilizzati quando si vuole far muovere in fretta e profondamente l’indice, ma il segno meno è stato generalizzato. Praticamente solo Mediaset si è salvata dalle vendite, per i motivi poltici che spiegherò nel seguito.

La causa di questa debacle improvvisa è gli enormi passi avanti fatti nel week-end tra i principali partiti per accordarsi in fretta e furia sulla nuova legge elettorale ed andare al più presto al voto. Quel che solo una settimana fa sembrava una lontana illusione e alla chiusura settimanale dei mercati pareva ancora un’ipotesi poco credibile, nel week-end si è materializzata appieno con l’accordo tra Renzi e Grillo, benedetto anche da Berlusconi, a cui si è precipitosamente aggiunto Salvini. Sta per nascere un sistema elettorale detto “alla tedesca”, che dovrebbe basarsi sul proporzionale puro, per ora senza premi di maggioranza, ma con soglia di sbarramento al 5%.

Sinteticamente, i motivi per cui la magia dell’accordo si è realizzata in fretta sono abbastanza semplici. Per Grillo si tratta della possibilità di capitalizzare tutto lo scontento che lo ha portato a primeggiare nei sondaggi. Punta a vincere le elezioni e rimanere il principale partito. Se stravincesse potrebbe governare da solo, ma anche se la vittoria non fosse così larga andrebbe bene lo stesso. Si sa che i 5Stelle piacciono di più all’opposizione che al governo, come hanno dimostrato parecchi casi di sindaci pasticcioni (Raggi a Roma ne è l’esempio eclatante). Quindi per loro è forse meglio vincere che stravincere.

Renzi, curiosamente, ha la stessa certezza di vincere dei 5Stelle, dopo che il successo alle primarie del PD lo ha confermato nella convinzione di essere il proprietario di tutti i voti di coloro che al referendum di dicembre hanno votato per il sì (il 40%). Inoltre questo sistema, che qualcuno ha battezzato “Vendicatellum”, polarizzando i seggi solo su 4 liste (PD, M5S, Forza Italia e Lega), potrebbe spazzare via i traditori bersaniani, ma anche Alfano e i partitini che costellano la sinistra del PD. Che c’è di meglio che vincere mentre vengono distrutti coloro che ti hanno fatto infastidito fino a poche settimane fa?

Berlusconi è forse il maggior beneficiario del nuovo sistema (ecco perché Mediaset ha gioito), poiché rientrerebbe prepotentemente in gioco come ago della bilancia, in grado di allearsi con il PD tramite un Nazzareno 2.0, se Renzi avrà bisogno di voti per fare il governo. Intanto avrà la possibilità di raccogliere Alfano, costretto a tornare tra le sue avvolgenti braccia paterne, come il figliol prodigo.

Per questi motivi, cioè perché tutti credono di averne vantaggio, si sta correndo a perdifiato verso le elezioni il più presto possibile, senza troppo indugiare sul meccanismo elettorale che si sta per creare.

E’ evidente che l’azzardo maggiore lo compie Renzi, perché è costretto a vincere e governare per non essere definitivamente travolto. Ma lui ci crede ed è smanioso di rivincite dopo la sconfitta al referendum ed il finto ritorno a casa. La scorsa settimana poi deve aver rosicato assai, osservando in tv Gentiloni fare il padrone di casa a Taormina, attorniato dai grandi della terra, in un ruolo che avrebbe potuto essere il suo.

A Grillo potrebbe anche bastare una vittoria senza governo, dato che M5S, per ora, ha sempre affermato di non volersi alleare con nessuno e credo che vorrà mantenere la sua “verginità”.

Per Berlusconi comunque vada sarà un successo. Per uno che ha subito 5 anni di oblio, con un partito che sembrava allo sbando, riuscire a rientrare magari addirittura al governo mi pare un risultato miracoloso.

Ma perché questa ritrovata concordia sulle regole del gioco preoccupa i mercati?

Tre sono le cose che vogliono i mercati per premiare l’Italia: stabilità politica, europeismo e risanamento.

L’accelerazione verso le elezioni sarebbe anche benvenuta se si avesse l’impressione che subito dopo si potesse fare un governo stabile, europeista e risanatore. Ma per ora nessun sondaggio ipotizza risultati che consentirebbero maggioranze di governo. Forse solo una improbabile alleanza tra M5S, Lega e Forza Italia, tutt’altro che europeista e risanatrice, potrebbe farcela. L’europeismo, il secondo pilastro della fiducia dei mercati, verrebbe garantito solo da una vittoria chiara di Renzi che tenga fuori M5S e Lega dalla stanza dei bottoni. Ma per ora neanche con Forza Italia Renzi sembrerebbe in grado di farcela. Senza contare il fatto che presentarsi ai suoi elettori ipotizzando un’alleanza politica con l’ex cavaliere non so proprio fino a che punto sia digeribile.

Il rischio è perciò quello che dalle elezioni non esca alcuna possibilità di governare e si ripeta il caso del Belgio e della Spagna, che rimasero per molti mesi senza governo. Qui da noi abbiamo una certa abitudine a fare governi tecnici quando la politica si ingolfa, ma è difficile pensare che Renzi accetti prospettive di questo tipo, che lo costringerebbero a portare acqua all’immagine di altri. E comunque la prospettiva di una serie di elezioni che finiscano senza vincitori non è uno scenario gradito.

Infine anche il risanamento ha pochi sponsor. L’autunno dovrebbe ospitare una legge di stabilità 2018 da 30 miliardi, che impedisca all’IVA di scattare all’insù automaticamente, per le varie clausole di salvaguardia varate in passato per blindare le manovre. Ma dovrebbe anche, in qualche modo, intaccare la montagna del debito pubblico, che continua ad aumentare. Sembra proprio un’impresa titanica per il nuovo governo che uscirà dalle elezioni, anche perchè la campagna elettorale si giocherà sulle promesse di ricchi premi e cotillons per gli elettori, e nessuno parlerà di tasse.

Non mi stupisce affatto che questa prospettiva venga duramente punita dai mercati.

I mercati sono spietati, perché nei loro comportamenti sono esclusivamente venali e nient’affatto politici. Se vedono incertezze o temono guai, gli investitori istituzionali vendono e scappano. Specialmente quelli stranieri, che hanno in pancia intorno a 800 miliardi di euro del nostro debito pubblico. E siccome i fondi hedge basano le loro strategie sulla speculazione di breve termine, si aprono possibilità ribassiste in cui, molto probabilmente, si infileranno per ingigantirle.

Quello di ieri è stato solo l’antipasto.

Il seguito potrebbe essere una campagna elettorale costellata di vendite sull’obbligazionario e sull’azionario, dove le banche, piene di titoli di stato in caduta, oltre che di sofferenze da smaltire, verrebbero scaricate senza pietà e finirebbero preda degli short aggressivi dei fondi hedge.

I sondaggi elettorali prenderebbero il posto dei dati macroeconomici e dei grafici nel guidare le decisioni di acquisto e vendita, ed il nostro paese andrebbe alla deriva, con lo spread che tornerebbe ad essere citato ogni giorno nei tiggì, come quando eravamo nel tunnel da cui, con troppa fretta, ci hanno detto che siamo usciti da tempo.

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