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Si chiama Bitcoin, ma si legge Tulipano?
04/11/2017

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L’argomento cripto valute è molto di moda, ma è piuttosto complesso e denso di incertezze. Molto più di quel che la truffaldina pubblicità dell’arricchimento facile ci voglia far credere. Provo a semplificarlo negli aspetti essenziali, per quanto possibile. Non dimentichiamo che, come tutti i prodotti della tecnologia, anche queste invenzioni monetarie sono soggette ad evoluzioni spesso imprevedibili. Abbiamo avuto novità tecnologiche che hanno cambiato il mondo e la vita di ciascuno ed altre che, magari dopo un più o meno lungo momento di gloria, sono scomparse dalla faccia della terra o relegate nello sgabuzzino delle cose inutili. Le cripto valute sono una geniale invenzione tecnologica che per ora si sta diffondendo, ma presto dovrà fare i conti con il mondo delle monete legali, che ambisce a sostituire. Cambierà la faccia degli strumenti di pagamento che in futuro verranno utilizzati, oppure verrà semplicemente schiacciata dai regolatori che vorranno difendere l’attuale sistema di pagamento imperniato sulle monete legali controllate dalle banche centrali? Lo vedremo. Quel che credo di poter prevedere è che presto tra i libertari del cripto-web ed i regolatori delle banche centrali si svolgerà una battaglia epocale per la sopravvivenza. E solo uno sarà il vincitore.

Nel frattempo cerchiamo di entrare un po’ nei dettagli, senza esagerare.

Il Bitcoin è la più famosa ed utilizzata tra le cripto valute esistenti, ma certo non l’unica. Oggi sono circa 1.400 le cripto valute esistenti, ma ogni giorno ne nascono di nuove. Il Bitcoin, che è la capostipite, ad oggi focalizza circa l’80% degli scambi e degli utilizzi di cripto monete. Per avere un’idea dell’importanza di questi strumenti, diciamo che al momento l’intera quantità di cripto valute in circolazione ammonta ad una cifra compresa ormai vicina ai 200 miliardi di dollari. Non possiamo essere più precisi perché ogni giorno la fluttuazione frenetica delle quotazioni ne cambia significativamente le dimensioni. E’ tanto o poco? Per giudicare confrontiamola con la somma aggiuntiva di moneta legale che al momento le banche centrali mondiali hanno immesso nel’economia con le varie manovre di Quantitative Easing a partire dal 2008, quando è scoppiata la crisi finanziaria più grave del dopoguerra. Per ora siamo a circa 16.000 miliardi di dollari. Si consideri poi che solo la BCE e la BOJ messe insieme, continuano per ora ad immettere circa 130 miliardi di dollari di nuova liquidità ogni mese.

Direi che il fenomeno cripto valute, dopo aver letto queste cifre, assume una dimensione decisamente meno importante di quel che appare sui giornali e sul web. Questa relativa scarsa importanza è il motivo per cui le banche centrali ed i governi fino a poco tempo fa hanno decisamente snobbato il fenomeno, tollerandolo e permettendogli di crescere. Ora stanno cominciando a studiarlo con l’obiettivo di controllarne lo sviluppo.

Chi ha inventato il Bitcoin? Un fantomatico programmatore (o un gruppo di smanettoni, non si sa bene) autonominatosi con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, nell’ormai lontano 2009. In realtà la vera invenzione, di grande valore e genialità, non è l’invenzione della cripto-valuta, ma il meccanismo di certificazione diffusa chiamato BlockChain. In sintesi ed un po’ approssimativamente, si tratta di un registro pubblico e condiviso di certificazione dell’esistenza di un oggetto. Questo registro contiene tutte le transazioni confermate su quell’oggetto, annotate in ordine cronologico e protette da crittografia. Il meccanismo di mantenimento della catena è distribuito sul una rete di molti computer, che si occupano di confermare la transazione attraverso complessi calcoli matematici di ricostruzione della catena delle transazioni passate, a cui viene aggiunta la nuova transazione. Questo processo si chiama Mining. All’inizio il mining era molto semplice perche le catene di transazioni certificate erano “corte”. Ma col tempo il processo è diventato molto più laborioso e complesso ed ora richiede l’utilizzo di molti computer con capacità elaborativa molto potente ed ha allungato anche il tempo necessario per la completa certificazione dell’evento. Oggi questo processo impiega circa 10 minuti.

La tecnologia BlockChain è quindi un sistema di certificazione e di tracciabilità molto efficace e come tale credo che verrà sviluppato e si diffonderà in molti campi applicativi, ogni volta che si desideri una certificazione sicura e non modificabile a posteriori. Molti grandi player tecnologici e finanziari stanno investendo risorse cospicue per applicare questa tecnologia nei più svariati campi.

Nakamoto è stato il primo e ha pensato di legare questa tecnologia ad una nuova moneta, chiamata Bitcoin, con l’obiettivo di sottrarre al sistema bancario il privilegio di creare i mezzi di pagamento e distribuirlo democraticamente in modo sicuro, conveniente e tracciabile. L’algoritmo di creazione dei Bitcoin prevede un numero definito di Bitcoin, che verranno estratti progressivamente dai miner nel corso del tempo. Sono un massimo di 21 milioni di esemplari e dovrebbero essere completamente creati entro il 2040 circa (dipende dalla capacità elaborativa dei computer dei miner). Negli anni altri smanettoni hanno creato e continuano a creare sempre nuove cripto valute, basandosi sul medesimo criterio del BlockChain. Il Bitcoin è la più famosa, poiché polarizza circa il 70% degli scambi di criptovalute, ma abbastanza noti sono anche Ethereum, Tether, Ripple, Litecoin. 

Stabilito come viene creata e trasferita la cripto valuta, dobbiamo chiederci che cosa ne possiamo fare. E qui la risposta è semplice. Comprare beni o servizi da chi accetta in pagamento questa moneta.

Il successo del Bitcoin (e delle altre cripto valute) come mezzo di pagamento dipende dal se, dal come e da in quanto tempo questo mezzo di pagamento si diffonderà e magari soppianterà le valute tradizionali e legali oggi in vigore.

La scommessa che c’è dietro la creazione del Bitcoin è che il pubblico dei consumatori e dei commercianti avrebbe un giorno preferito questa valuta a quella ufficiale negli scambi che avvengono sul web. Perché non esiste il Bitcoin cartaceo, ma solo quello elettronico, utilizzabile sul web.

Sostanzialmente equivale a scommettere che se proponiamo i tappi di sughero al posto delle monete, l’economia sceglierà di utilizzare i tappi di sughero al posto dell’attuale valuta ufficiale. L’esempio è paradossale, poiché la comodità di trasporto e scambio dei tappi di sughero è evidentemente perdente rispetto al Bitcoin. Ma anche il Bitcoin potrebbe essere alla fine perdente nei confronti delle monete legali.

Abbiamo già avuto nella storia recente casi transitori di surrogati della moneta che in certe zone o anche su vasta scala hanno sostituito la moneta ufficiale.

Ricordo la moneta padana, che molti esercizi commerciali lombardi accettavano in passato al tempo di Bossi. Oppure il fenomeno dei mini-assegni che negli anni 70 risolsero, insieme al mitico “gettone telefonico”, la penuria di monete metalliche per gravi carenze organizzative della zecca di stato. Era diventato impossibile dare il resto e questi antesignani dei cripto-strumenti di pagamento si affiancarono per un po’ alla lira metallica.

L’affidabilità di un mezzo di pagamento sta infatti nella fiducia che troverò qualcuno a cui darla in cambio di beni o servizi o per pagare un debito. Fin che dura la fiducia non c’è problema.

Però la moneta legale (e qui sta il significato del termine “legale”) ha anche la garanzia di una legge dello stato che la definisce e le dà “valore legale”, cioè la certezza giuridica, opponibile in giudizio, che qualsiasi debito si annulla se il pagamento avviene con questa moneta. E’ anche stampata su carta e garantisce il pagamento a vista ed anonimo. Le cripto-valute non hanno valore legale, ma solo il valore fiduciario che il popolo del web attribuisce loro e prevedono la tracciabilità assoluta, anche se la tracciabilità non è visibile alle autorità, ma agli organizzatori del “sistema”, che garantiscono (loro) che non ci sono manipolazioni . L’uso uso sta aumentando, perché cresce il numero di quelli che l’accettano in pagamento. Ad esempio è diventata quasi l’unico mezzo di pagamento dei traffici illegali avvengono nel web profondo (armi, droga, farmaci illeciti). Ma anche nel web pulito sta aumentando la sua penetrazione, anche non c’è ancora quella diffusione di massa che innescherebbe un processo difficilmente reversibile.

Intanto è diventata strumento per speculazioni ad altissimo rischio, che si effettuano attraverso intermediari  che hanno sede in paradisi fiscali o in Russia, oppure tramite CFD emessi da intermediari che di solito trattano il Forex. Ad esempio: Markets.com, Plus500, AvaTrade, eToro, Trade.com.

Il boom delle ultime settimane, che ha portato il Bitcoin (sigla BTC) a salire da 3.000 a 7.000 dollari dal 16 settembre scorso ad oggi, è dovuta ai rumor che alcune banche d’affari si stanno attrezzando per produrre strumenti finanziari, e si stanno preparando i primi prodotti derivati. Dal punto di vista reale, poi, si vocifera che Amazon abbia intenzione di introdurre il Bitcoin tra gli strumenti accettati in pagamento sulla sua piattaforma di e-commerce.

Gli stati per ora ne tollerano l’utilizzo. Le banche centrali lo stanno studiando anche se ufficialmente mostrano un po’ di scetticismo. Draghi lo ha recentemente liquidato come tecnologia interessante, ma al momento non ancora matura per prenderla in considerazione. Ma intanto cercano di appropriarsi della tecnologia BlockChain che c’è dietro, perché sono attratte dalla tracciabilità e dalla possibilità di eliminare gradualmente l’uso del contante. Il loro sogno è quello di arrivare alla creazione di moneta elettronica ufficiale gestita da loro come moneta legale elettronica. Non penso però che siano disposte a tollerare la diffusione democratica della moneta sognata da Nakamoto, perché dietro la creazione della moneta legale ed il suo controllo, che le Banche Centrali esercitano in regime di monopolio, sta il vero potere che domina il mondo.

Questa benigna indifferenza di stati e banche centrali credo che continuerà fino a quando il Bitcoin non dovesse assumere un’importanza tale da minacciare il ruolo della valuta ufficiale. Intanto si svilupperà la tecnologia e si metteranno in campo l’UScoin o l’EURcoin e il JAPcoin.

Questo evento segnerà la fine del Bitcoin, che verrebbe soppiantato dai vari “e-coin” legali e controllati dalle banche centrali.

Si può fare trading? Certo, come su ogni altro strumento finanziario. Con l’avvertenza che la volatilità è molto elevata e la spada di Damocle di possibili crolli dovuti a restrizioni legali, una volta che le cripto valute cominciassero a dare fastidio al potere, oppure che apparisse qualche notizia di violazione della sicurezza del’algoritmo BlockChain.

Abbiamo constatato che le valute alternative hanno avuto finora sempre vita breve. Presupporre la durata illimitata e la crescita di queste criptovalute è un azzardo che potrebbe portare a grandi ricchezze. Lo è stato per i pionieri, che ora si trovano con un Bitcoin che vale 7.000 dollari (a gennaio 2013 valeva circa 20 dollari). Ma può portare a enormi perdite se il sistema dovesse implodere.

Non dobbiamo mai dimenticare che cosa capitò nel 1637 ai bulbi di tulipano alla Borsa di Amsterdam, quando il 5 febbraio si arrivò alla quotazione per un bulbo pari a quella di un anno e mezzo di stipendio di un muratore. Improvvisamente il mercato si rese conto del nonsenso. Da lì partì un crollo che portò quasi a zero il valore dei tulipani, causando perdite mostruose agli sprovveduti che credettero alla favola dei tulipani.

Il Bitcoin è uno degli strumenti di trading a maggior rischio. Bisogna esserne consapevoli.

E’ comunque certo che le ricchezze accumulate in Bitcoin avranno valore solo se convertite in valuta ufficiale o spese sulla rete sui siti che l’accettano. E soprattutto non esistono conti ufficiali in Bitcoin o depositi bancari in Bitcoin. Bisogna fidarsi di internet.

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