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Si prega di non disturbare
27/07/2017 08:36

Neanche ieri è successo nulla in grado di disturbare la tranquilla avanzata degli indici USA verso i prossimi obiettivi rialzisti ed il recupero di quelli europei dalle scivolate della scorsa settimana.

Anzi. Le trimestrali pubblicate hanno rispecchiato l’andamento di quelle che le hanno precedute, mostrando generalmente risultati migliori delle attese degli analisti. E probabilmente saranno simili anche quelle che seguiranno. Oggi peraltro è prevista una lunga lista di annunci societari.

Gli indici USA hanno così potuto ritoccare, tutti e 3 all’unisono (SP500, Dow Jones e Nasdaq100), i propri precedenti massimi storici e procedere vero le cifre tonde che rappresentano i prossimi loro obiettivi: 2.500 punti per SP500, 22.000 per Dow Jones e 6.000 punti per Nasdaq100.

L’Europa in modo piuttosto corale ha aggiunto un altro mezzo punto percentuale al recupero in atto, che ha consentito al nostro Ftse-Mib di arrivare sulla resistenza di 21.600, che in questo mese lo ha già costretto ad arretrare 4 volte. Eurostoxx50 viaggia verso il test della trendline ribassista che ha guidato tutta la correzione europea iniziata a maggio e che oggi transita nei pressi di 3.525.

Il Dax appare come l’unica nota più dolente, poiché non solo ha mostrato una minor forza rispetto agli altri cugini europei, con una performance giornaliera (+0,33%) inferiore alla media europea, ma anche perché non è riuscito ancora a tornare sopra il livello di 12.320, sfondato venerdì scorso. Questo livello, che rappresentava un supporto, una volta sfondato si è trasformato in resistenza e per ora ostacola le velleità di recupero dell’indice che normalmente rappresenta il driver dei mercati europei. Noto anche che il Dax ci fa vedere una delle più significative divergenze di comportamento della sua storia rispetto ai mercati americani. Nel passato recente i grafici non ci fanno vedere periodi di sottoperformance del Dax rispetto all’indice USA SP500 simili all’attuale.

La calma che ha accompagnato tutta la seduta europea si è riverberata anche al di fuori del mercato azionario. Le scorte americane di petrolio in sensibile calo hanno aiutato il prezzo del greggio a confermarsi sensibilmente al di sopra dei 48 dollari e proseguire la salita verso l’obiettivo dei 50 e successivamente dei 52 dollari, mentre il più pregiato Brent del Mare del Nord ha ormai avvicinato i 51 dollari al barile. L’euro-dollaro è apparso stabile sotto la sua resistenza poco sopra 1,17 ed ha atteso l’appuntamento con il comunicato ufficiale de FOMC della Federal Reserve prima di muoversi.

Alle 20 è arrivata la notizia che la FED ha lasciato tutto fermo fino a settembre, rinunciando a muovere le acque durante il periodo vacanziero. Anche il testo del comunicato ha ricalcato quasi alla perfezione il testo di quello precedente. Solo qualche sfumatura è cambiata. I mercati hanno voluto leggere in queste sfumature testuali il segno di una FED un po’ più accomodante ed incerta sul da farsi. E’ perciò partita una bordata di vendite sul dollaro, che ha spinto l’euro ad abbattere la resistenza di 1,17 e volare verso 1,18. Anche i listini azionari hanno accusato qualche presa di beneficio finale, non in grado comunque di portarli in negativo.

Ma a mercati chiusi è arrivata la trimestrale di Facebook a tirare su il morale, con utili in crescita del 71% e ricavi su del 45% rispetto al secondo trimestre della scorso anno. Risultati ampiamente migliori delle attese degli analisti. Mi ha impressionato molto l’annuncio di Zuckerberg che il più famoso social network del mondo ha raggiunto i due miliardi di utenti. Stiamo parlando di metà di quelli che hanno accesso ad internet e di oltre un terzo della popolazione del mondo in grado di leggere.

Se qualcuno ha qualche dubbio su dove stia il vero potere economico e, a questo punto, anche politico, rifletta su queste cifre e mediti che nessuno stato, nessun partito, nessun interesse al mondo, se eccettuiamo i bisogni primordiali, riesce a calamitare queste cifre. Nemmeno il calcio.

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