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Sembrano solo temporali estivi
31/07/2017 18:38

Si è conclusa senza troppe conseguenze negative la settimana che ha segnato il risveglio della volatilità sui mercati americani.

Infatti, dopo il lungo letargo dell’indice VIX (quello che misura la paura volatilità futura che i market maker delle opzioni sull’indice SP500 si fanno pagare), che ha chiuso dal 14 luglio scorso ben 10 sedute al di sotto del livello 10, stabilendo così il record di tutti i tempi quanto a compiacenza e tranquillità degli investitori sul mercato azionario USA, giovedì è arrivata una prima scossa di volatilità a svegliare gli investitori e ricordare che in Borsa esiste anche il ribasso, anche se da 8 mesi l’infatuazione per i sogni di gloria promessi da Trump aveva mandato questa eventualità nell’angolo più remoto della memoria degli investitori.

Ma, evidentemente, anche le più caparbie intenzioni di volare sempre più in alto trovano un limite nella forza di gravità, che prima o poi impone quantomeno una sosta.

E’ quel che è successo giovedì, quando, apparentemente per un’interpretazione meno accomodante del solito del comunicato della FED, è scattato un violento scroscio di pioggia sui mercati riarsi di volatilità.

Personalmente non ritengo che la FED abbia voluto comunicare alcuna accelerazione in senso restrittivo al suo cauto e graduale percorso di ritorno verso la normalità, che peraltro trova ostacolo nella perdurante debolezza dell’inflazione, tornata lontana dall’obiettivo del 2%, che ad inizio anno sembrava raggiunto.

Allo stesso modo non penso che cambi molto una situazione globalmente piuttosto positiva il passo falso di qualche big che ha presentato trimestrali deludenti. E’ vero che su 4 delle 5 maggiori società del Nasdaq (Amazon, Alphabet, Facebook e Microsoft e Apple) che finora hanno presentato le trimestrali, due hanno deluso (Amazon e Alphabet), mentre una ha stupito in positivo (Facebook) e l’altra ha presentato risultati in linea con le attese (Microsoft), mentre Apple è attesa per domani all’appuntamento con i conti. Ma a livello complessivo la situazione non è affatto deludete. Finora su un campione del 57% delle società dell’indice SP500 che hanno riportato i risultati trimestrali, ben il 73% ha battuto le previsioni degli analisti, sia in termini di utili che riguardo ai ricavi. L’11%  ha rispettato le attese, mentre solo il 17% ha deluso. Il tasso di crescita degli utili rispetto al secondo trimestre dello scorso anno è provvisoriamente del 9%, e dovrebbe superare il 10% se anche il resto delle società che ancora non hanno presentato i risultati imiteranno la performance media delle precedenti. Per la cronaca i settori più performanti sono stati Info-Technology, Finanziari e Healthcare.

Da questi dati non si ravvisa nulla di preoccupante, anzi, direi che i risultati societari sono stati raramente più smaglianti.

Perché allora le borse si sono fatte prendere dalla tremarella a metà settimana? A mio parere per l’inevitabile vertigine che si prova durante la scalata di una montagna se si guarda sotto i propri piedi. Sappiamo da tempo che le borse USA sono enormemente sopravvalutate. Sappiamo anche che non si può solo salire in eterno. Perciò sono le mani forti in questa fase a decidere quando e come attuare le correzioni. Siccome dalle ultime dichiarazioni della Presidente FED Yellen e di altri banchieri centrali è sembrata trasparire una certa preoccupazione per la formazione di bolle se si continuasse ancora per molto tempo a iniettare liquidità, occorre tranquillizzare le banche centrali. Ed allora un paio di giorni di correzione controllata servono a calmare i bollenti spiriti animali riscaldati dall’avidità, e a tranquillizzare i banchieri centrali, convincendoli che il vero pericolo non è la troppa liquidità presente, ma la normalizzazione affrettata in un contesto di economie ancora non troppo in grado di camminare con le sole proprie gambe. Insomma, quella convinzione che Draghi ha sposato in pieno (ma non Weidmann ed i banchieri falchi della BCE) e che la FED sembrava voler abbandonare prima dei brutti dati macroeconomici del primo trimestre (crescita USA annualizzata ad un misero 1,2%) e che non ha ancora mostrato di voler riprendere. Anche perché venerdì è uscito un dato preliminare sul PIL USA (+2,6% annualizzato nel secondo trimestre) che non rimette ancora a posto la media sui livelli che la FED si aspetta per il 2017 (+2,1%), ma riavvicina la realtà alle attese.

Per fotografare quel che sembra avvenire occorre perciò utilizzare la metafora meteorologica.

Come in questa estate assolata lunghi periodi di arsura vengono intervallati da scrosci di pioggia anche violenti, i classici temporali estivi, fenomeni analoghi avvengono in Borsa, dove lunghi periodi di salita delle quotazioni, tranquilla e senza scosse, vengono improvvisamente interrotte da scrosci di volatilità che riportano un po’ di precarietà nella percezione degli operatori.

Ma, a differenza del meteo, dove le bizze del tempo sono difficilmente influenzabili dalla volontà umana, sui mercati è l’agire dei grossi operatori e le scelte politiche e comunicative delle banche centrali a generare siccità o temporali.

Nella settimana entrante alle trimestrali in arrivo ed alle scommesse sulle decisioni future delle banche centrali (che però in agosto rimarranno prevalentemente mute: vanno in vacanza anche i banchieri), si potrebbero aggiungere altri elementi di turbativa, che ultimamente sono stati assai snobbati dai mercati.

Mi riferisco alle questioni geopolitiche. Nel week-end abbiamo avuto un paio di scosse geopolitiche di primaria grandezza, che stamattina potremo verificare quanto interesseranno i mercati.

La prima è l’escalation del confronto con la Corea del Nord dopo il lancio dell’ennesimo missile balistico, che ha dimostrato la quasi raggiunta capacità di colpire l’Alaska e forse anche la California con ordigni nucleari . Trump ha reagito sorvolando la penisola coreana con due bombardieri e infuriandosi anche con la Cina che “non muove un dito per fermare i coreani” e potrebbe essere punita dal punto di vista commerciale.

Il secondo fronte in pieno surriscaldamento riguarda la Russia, che ha risposto alle nuove sanzioni decise dal Congresso USA con la espulsione di circa 700 diplomatici americani e il ridimensionamento delle strutture logistiche dell’ambasciata USA. Un ritorno vero e proprio alla guerra fredda, che Trump non può fermare perché sotto inchiesta proprio per gli aiuti ricevuti dai russi in campagna elettorale.

Quella russa e quella coreana sono due questioni che finora non hanno turbato la salita dei mercati, e, in base al comportamento delle borse asiatiche stamane, non sembrano molto considerate nemmeno questa volta. Però potrebbero fornire il pretesto per la correzione estiva in agosto, che è una tradizione abbastanza consolidata, che negli ultimi 10 anni (anni quasi sempre positivi) abbiamo visto ben 5 volte.

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