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Sale la tensione sulle parole a vanvera di Trump
06/09/2017 08:39

Ieri i mercati europei hanno iniziato la giornata evitando di pensare alla questione coreana, fiduciosi che i mercati americani avrebbero fatto lo stesso. Questi infatti lunedì sono rimasti chiusi e solo ieri avrebbero manifestato la loro reazione agli eventi geopolitici asiatici del weekend.

Così gli indici azionari d’Europa si sono posizionati in discreto rialzo fin dalle prime battute, riuscendo a neutralizzare in poco più di un’ora il calo del giorno precedente, come se i timori di escalation nucleare in Corea fossero definitivamente accantonati. A conferma di questo tentativo di ritorno forzato alla normalità, anche l’oro ha smesso di salire e l’euro ha ripreso un po’ di terreno al dollaro, mentre l’obbligazionario ha recuperato un pochino di rendimento.

Un atteggiamento stranamente euforico, non motivato da alcun allentamento della tensione pre-bellica, che infatti si è progressivamente riassorbito, man mano che si avvicinava l’apertura dei mercati USA. Arrivati al suono della campanella di inizio contrattazioni a Wall Street, gli indici americani hanno aperto in ribasso, ma hanno tentato anch’essi per qualche minuto di riportarsi in positivo. Le preoccupazioni per l’esito del braccio di ferro coreano si sono però ben presto riproposte, trascinando gli indici ad un ribasso che si è progressivamente ampliato. Le borse europee hanno così seguito il calo americano e concluso male la seduta, aggiungendo una piccola frazione di punto percentuale al segno meno del giorno precedente. Solo l’indice tedesco Dax è riuscito a mantenersi lievemente positivo.

In USA l’accelerazione ribassista si è intensificata fino alle ore 19, con l’indice SP500 arrivato a perdere oltre un punto percentuale ed il Nasdaq quasi due, mentre anche la paura inserita nei prezzi e valorizzata dall’indice VIX tornava a salire con decisione e raggiungeva quota 14 (quasi il 40% di rialzo rispetto al valore di venerdì scorso).

Un rimbalzo nella parte finale della seduta americana ha poi limitato i danni per gli indici USA al di sotto del punto percentuale, mitigando un po’ i freddi venti di guerra. A corredo del comportamento dell’azionario registriamo che durante la seduta americana l’Oro è tornato a salire ed ha quasi raggiunto quota 1.350 dollari l’oncia. Anche il petrolio ha proseguito il suo recupero, grazie anche ai timori per un nuovo uragano in arrivo sui caraibi, e si è portato quasi a 49 dollari, ormai vicino all’obiettivo di area 50. I rendimenti obbligazionari, dopo il recupero mattutino, hanno ripreso la via del ribasso, confidando che le banche centrali non avranno certamente voglia di turbare i mercati in settembre con sorprese negative sui tassi, dato che a turbarli ci sta già pensando Kim Jong Un.

Personalmente sono rimasto più sorpreso dal recupero mattutino dei mercati europei che dal calo pomeridiano.

La crisi coreana si sta avvitando. Dello squilibrio mentale del giovane dittatore coreano sappiamo già a sufficienza. Quel che a mio parere si sta aggiungendo, come benzina sul fuoco, è il comportamento di Trump, che si sta facendo via via più scomposto. E’ normale che l’ambasciatrice all’ONU abbia chiesto sanzioni più dure possibile contro il regime coreano. E’ diplomaticamente un po’ meno elegante che Trump abbia twittato insoddisfazione per il comportamento cinese, da cui si aspettava maggior grinta.

Ma appare decisamente fuori dalle righe la minaccia, sempre su Twitter, di interrompere i rapporti commerciali con i paesi che fanno affari con Kim.

Letteralmente ciò significherebbe bloccare i commerci con la Cina, con impatto devastante sull’economia dei due paesi e di tutto il mondo. Se è già difficile decidere un attacco nucleare, è ancora più impensabile attuare un blocco commerciale simile, in un mondo globalizzato come l’attuale. Un Presidente degli Stati Uniti che parla a vanvera non dà propriamente quell’impressione di equilibrio ed autocontrollo, che si pretenderebbe dal custode della famosa valigetta che ospita le chiavi dell’Apocalisse nucleare.

Atteggiamenti scomposti ed irritanti nei confronti della Cina, che è l’unica scialuppa di salvataggio dalla deriva bellica, non possono essere condivisi da chi ha un minimo di razionalità in testa. E’ più che legittimo che i mercati si preoccupino.

Ma oltre a queste, ci sono altre preoccupazioni che stanno emergendo. La decisione di abolire il DACA, un provvedimento varato da Obama per regolarizzare i figli degli immigrati irregolari, che interessa parecchie migliaia di bambini, ha riportato l’opposizione democratica sulle barricate e suscitato le perplessità di parecchi congressisti repubblicani, proprio nel momento in cui sta entrando nel vivo la discussione sull’innalzamento del tetto del debito e sul bilancio, che debbono essere approvati entro questo mese per evitare la sospensione dei pagamenti federali. E’ un argomento caldo che per passare deve trovare una mediazione bipartisan. La nuova sparata anti-immigrati non contribuisce certo a rasserenare gli animi in Congresso, e complica oggettivamente anche questa partita economica.

Un altro esempio di clamoroso dilettantismo diplomatico, che aumenta l’apprensione dei mercati.

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