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Tra i missili di Kim ed il Bazooka di Draghi
07/09/2017 08:40

Dopo parecchi giorni di occupazione della scena da parte della crisi coreana, ieri i mercati hanno finalmente avuto la possibilità guardare in altre direzioni. La temperatura dello scontro tra USA e Nord-Corea è un po’ scesa, grazie al fatto che non ci sono state provocazioni ulteriori, neanche verbali, e c’è stata una telefonata tra il leader cinese Xi e Donald Trump, per cercare una soluzione incruenta. Tra il cercarla ed il trovarla c’è tutta la distanza che le provocazioni demenziali di Kim Jong Un hanno costruito nelle scorse settimane, però una pausa nella bufera è certamente gradita ai mercati.

Mercati che, dalla bufera nucleare, sono passati a ragionare sugli effetti di altre bufere meteo: i danni provocati dall’uragano Harvey e quelli che potrebbe provocare l’arrivo imminente della sorella Irma, considerato al momento come il più potente uragano mai visto nell’Atlantico, che nei prossimi giorni dovrebbe scaricare distruzione su Santo Domingo, Haiti e Cuba, per arrivare a fine settimana sulle coste della Florida.

Intanto, accanto ai tragici effetti delle decine di morti e dei parecchi miliardi di danni, ieri gli uragani hanno incredibilmente provocato una conseguenza finanziariamente positiva. Il Congresso USA ha raggiunto un accordo lampo sul tetto del debito per evitare la paralisi degli aiuti pubblici da 8 miliardi che sono stati stanziati per le vittime. Non è un accordo definitivo, ma un calcio al barattolo: è stata varata una norma che permetterà lo sfondamento dei 20.000 miliardi di dollari, ora fissati come limite invalicabile al debito pubblico, fino al 15 dicembre. La scadenza della tagliola che bloccherà i pagamenti dell’Amministrazione Federale è stata perciò spostata di 3 mesi, proprio per consentire di aiutare gli sfollati degli uragani. Perciò il Congresso avrà più tempo per trovare un accordo che alzi il tetto.

Come si può ben capire, il problema non è stato risolto, ma rinviato. L’accordo definitivo resta difficile, ma almeno è stata rimossa un po’ d’ansia. Un tranquillante gradito allo stesso modo di una giornata senza provocazioni belliche.

Le borse europee hanno così potuto recuperare quel che avevano perso nei giorni precedenti, trainate dal settore auto, in cui ha nuovamente brillato Fiat, che dal 14 agosto, in 17 sedute di borsa, è salita di circa il 40%. Anche i petroliferi hanno fatto la loro parte, grazie al prezzo del greggio che ha superato i 49 dollari al barile, proprio per il timore che gli uragani rallentino l’estrazione di greggio.

In USA il recupero è stato un po’ meno euforico che in Europa ed ha ricoperto neanche metà del calo del giorno prima, anche perché i danni degli uragani avranno effetti non positivi sulla produzione americana nell’immediato futuro.

In questo contesto oggi, sempre che dal fronte coreano non arrivino gravi novità, l’attenzione sarà rivolta a Draghi ed alla BCE, che si riunisce nel primo Direttivo dopo le vacanze.

La bassa inflazione, la forza dell’Euro che resta incollato alla soglia di 1,20 nel cambio col dollaro, le incertezze che provengono dalla FED sui futuri rialzi dei tassi previsti nel percorso di ritorno alla normalità, evidenziate dagli interventi pubblici di parecchi membri del Board, che in questi giorni invocano cautela, le dimissioni del Vice-Presidente Fed Fischer, fautore della regolamentazione delle banche, sono tutti elementi che dovrebbero dare a Draghi la possibilità di domare i falchi tedeschi e rinviare le decisioni sulla fine del QE. Una fine richiesta a gran voce ieri anche dall’A.D. di Deutsche Bank John Cryan.

A scombussolare un po’ i piani di Draghi potrebbe però contribuire la decisione di ieri della Bank of Canada di alzare a sorpresa i tassi, portandoli all’1%. L’economia canadese e la sua valuta sono in una situazione molto simile a quella dell’economia europea e dell’euro. Anche il dollaro canadese, come l’euro, si è rivalutato in modo significativo verso il dollaro USA negli ultimi tempi.

E’ perciò probabile che i falchi utilizzeranno questo esempio per premere su Draghi ai fini di ottenere magari non un analogo rialzo dei tassi, ma almeno la riduzione del QE in tempi brevi. Anche perché ci sono parecchi segnali di scarsità di titoli disponibili sul mercato per l’acquisto da parte della BCE. Ricordo che gli acquisti della BCE non possono superare il limite del 33% dei titoli emessi da ciascuno Stato. Sono soprattutto i Bund tedeschi, su cui deve convergere il 38% degli acquisti BCE, a scarseggiare, ma anche quelli Portogallo, Irlanda, Olanda e Finlandia hanno problemi analoghi.

Credo che alla fine Draghi otterrà di rinviare la decisione sulla fine del QE alla prossima riunione. Però le parole del comunicato e quelle che pronuncerà Draghi in Conferenza Stampa alle 14,30 potrebbero causare reazioni significative, poiché dovranno preparare il mercato alle decisioni future.

Aspettiamoci pertanto volatilità nel pomeriggio di oggi.

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