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Riparte il Rally e sconta il Black Friday
22/11/2017 08:42

Con la seconda giornata della settimana coralmente in rialzo vengono archiviati, ancora una volta, tutti i timori di correzione da parte degli indici azionari, sia europei che americani. Le borse si preparano così di ottimo umore al lungo ponte che sarà dedicato in USA al tacchino ed agli acquisti. Mentre a mangiare si penserà già domani, venerdì sarà dedicato alla corsa sfrenata a comprare a saldo, in occasione del Black Friday, che apre le danze consumistiche per accaparrarsi i migliori regali di Natale a prezzi scontati per un solo giorno. Seguirà poi, lunedì prossimo, l’apoteosi tecnologica del cosiddetto “Cyber Monday”, giorno dedicato alle super offerte del settore informatico e telefonico.

I mercati sembrano già scontare in anticipo grosse vendite da parte del settore commerciale, sia tradizionale che online, e si portano avanti con le quotazioni.

In USA la buona verve si è concentrata soprattutto sull’indice tecnologico Nasdaq100, che è salito di oltre un punto percentuale ed ha frantumato il precedente record assoluto, portandolo ora a 6.380. Ma anche  Dow Jones e SP500 hanno registrato nuovi massimi assoluti e quest’ultimo ha pure raggiunto lo scoglio psicologico di quota 2.600 punti. A coronare il poker di massimi storici, non è mancato l’indice delle medium cap Russell2000, risorto impetuosamente nelle ultime 4 sedute, dopo una fase di correzione durata un mese e mezzo.

Di fronte a una tale dimostrazione di vigore anche gli indici europei hanno voluto mostrare di non essere da meno, realizzando tutti rialzi abbastanza significativi, anche se inferiori al punto percentuale. Il migliore dell’Eurozona è stato il Dax tedesco (+0,83%), che ha confermato di farsi beffe delle preoccupazioni degli analisti geopolitici, che temono l’instabilità di una Germania senza governo.

Siccome la Germania con la sua politica del rigore ha sempre fatto da freno alla crescita dell’Eurozona, e con il suo comportamento da grillo parlante ha spesso contrastato l’indisciplina di bilancio dei tanti Pinocchio mediterranei, i mercati considerano che innanzitutto alla politica monetaria accomodante di Draghi la crisi politica tedesca ha tolto la coscienza critica di Schaeuble, mandato a fare il presidente del Bundestag, senza sostituirlo con un falco peggiore. Inoltre la faccia truce che sempre i tedeschi hanno mostrato nei confornti degli anelli deboli dell’Unione, accusati di instabilità politica, ora arrossisce per la vergogna di esserene essi stessi vittime.

Il compito di registrare i timori per il venir meno, momentaneamente, della salda leadership della Merkel viene lasciato al valore della moneta unica, che si è allontanto dal cambio di 1,18 contro il dollaro, senza però mai sfondare, per ora, quota 1,17. Il che dimostra che i timori sono limitati.

L’azionario ha seguito l’ottimismo americano, approfittando anche un pochino della minor forza dell’euro, che favorisce la competitività delle imprese europee.

E’ vero che il settore bancario non ha fatto vedere i muscoli, frenato dalle parole severe di Draghi espresse lunedì scorso, che sono sembrate di appoggio alla politica di accelerazione nella riduzione dei NPL che la Vigilanza BCE sembra voler attuare. A parte, in Italia, le due banche (Carige e Creval) nel mirino della speculazione per i prossimi aumenti di capitale, che hanno messo a segno un corpossissimo rimbalzo, specialemnte quella genovese, che ha recuperato tutto il forte calo del giorno precedente.

A trascinare al rialzo gli indici europei ha provveduto soprattutto il settore energetico, che ha beneficiato dall’ottima performance del prezzo del petrolio, tornato a spingere, in prossimità della riunione dell’OPEC, prevista per il 29.11 e che dovrebbe confermare i tagli produttivi. Al momento in cui scrivo sul Globex è tornato ben oltre i 57 dollari al barile e sembra pronto ad attaccare oggi i massimi del mese e dell’anno di 57,92.

Anche l’obbligazionario è rimasto stabile e non ha mostrato di preoccuparsi più di tanto della crisi tedesca. Anzi, lo spread col Bund dei titoli sovrani dei paesi periferici si è persino un po’ ristretto.

Insomma. Sembra quasi il migliore dei mondi possibile. Il rally di fine anno può riprendere.

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