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Sara' ....
29/11/2017 08:39

Ieri i mercati finanziari hanno dovuto scontare una serie di novità non di poco conto.

La prima in ordine cronologico è stata il record di vendite online ottenuto in USA nel Cyber Monday. Quasi 7 miliardi di dollari, +16% rispetto allo scorso anno, secondo le prime stime. E’ il bis del record, più o meno con percentuali simili, realizzato dalle vendite del Black Friday. Ovvio che questo dato abbia messo di buonumore i mercati fin dalle prime battute del pomeriggio.

Poi è arrivata la prima testimonianza pubblica del candidato alla presidenza della FED Jerome Powell, che ha sostanzialmente voluto dare un’impressione di continuità nella politica monetaria attuata finora sotto la presidenza Yellen, di cui Powell è stato sempre fedele sostegno. Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, possiamo evidenziare una frase che indica una sua maggior propensione ad assecondare un alleggerimento normativo soprattutto per le banche minori, liberandole da un po’ di burocrazia, che giudica un po’ eccessiva. Il combinato di questi concetti ha offerto ulteriore supporto a chi stava già comprando sui listini. La terza notizia è stata l’impegno personale di Trump per convincere anche gli ultimi senatori riluttanti a votare la riforma fiscale che, nelle intenzioni del capogruppo dei senatori repubblicani Ryan, dovrebbe essere approvata già in settimana. Qui la strada non è ancora spianata, ma il numero dei repubblicani recalcitranti si è ridotto a 3-4. Considerata la maggioranza teorica di 2 voti dei Repubblicani, se Trump riesce a convincere anche solo metà degli oppositori interni, l’approvazione potrebbe essere ottenuta e, dopo il rimpallo chiamato riconciliazione tra i due testi un po’ diversi di Camera e Senato, Trump potrebbe arrivare alla firma definitiva se non entro Natale, poco oltre.

Il profumo dei regali fiscali ha inondato di ulteriore ottimismo i listini USA, portandoli ad un ritocco consistente dei precedenti record storici. In questo quadro, che definire idilliaco è forse poco, è giunta alle 19,30 la notizia del lancio con successo di un nuovo missile da parte del dittatore nord coreano Kim Jong Un. Si tratta di un nuovo missile intercontinentale in grado di colpire tutto il territorio americano. E’ un notevole salto di qualità, che ha fatto affermare al trionfante “Rocket Man”, come lo chiama Trump: “Ora siamo una potenza nucleare in grado di colpire tutte le città USA”.

Si tratta di un notevole salto di qualità, che toglie ogni dubbio sul livello raggiunto in così poco tempo dalla potenza distruttiva nord-coreana, che ha lasciato di stucco lo stesso Trump, in grado di balbettare soltanto: “E’ una minaccia, ce ne occuperemo”.

Il dato importante è che la mediazione cinese, che era riuscita a mantenere calmo il giovane Kim per un paio di mesi, consentendo alla Cina di celebrare senza disturbi il trionfale Congresso del Partito Comunista che ha incoronato al rango quasi imperiale il leader Xi, sembra ora fallita.

La logica perversa della geopolitica vorrebbe ora un innalzamento deciso della tensione e la ripresa in considerazione dell’ipotesi di attacco preventivo alle basi nord-coreane, con un’escalation pericolosissima per tutta l’area del Pacifico.

Come hanno preso questi eventi le borse USA? Con un piccolo arretramento di mezz’ora, seguito da una pronta ripresa dell’impulso rialzista nelle ultime due ore, tanto da chiudere sui massimi di seduta e con variazioni giornaliere che ultimamente si vedono raramente: un punto percentuale di rialzo per SP500 e Dow Jones, addirittura +1,6% per il Russell2000 delle medie capitalizzazioni. Solo il Nasdaq100 ha mantenuto un po’ più di calma, limitandosi a salire con un  +0,2%.

Per chi si stupisce di un simile comportamento, del tutto sbilanciato verso la visione ottimistica e senza paura del futuro, aggiungiamo che anche le borse asiatiche non sembrano affatto preoccupate della minaccia nord-coreana. La seduta odierna, già conclusa in estremo oriente, registra un a sostanziale parità per l’indice sud coreano e addirittura un avanzamento di oltre mezzo punto percentuale per l’indice giapponese Nikkei. E queste sono le reazioni nei due paesi dell’area più seriamente minacciati dai missili di Kim.

Evidentemente conta più l’attesa di un po’ di tagli fiscali in USA, che la minaccia di una guerra nucleare.

E’ un comportamento che in passato non avremmo sicuramente visto. Ma i tempi cambiano. Sarà che tanto Kim non potrà mai privarci di Facebook e della vita virtuale eternamente connessa, che ormai per parecchie persone ha quasi del tutto sostituito quella reale. Sarà che molti pensano che per proteggersi basta comprare Bitcoin, che ieri hanno toccato la fantasmagorica quotazione di 10.000 dollari.

Sarà…

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