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Wall Street si pavoneggia, l'Europa traccheggia
01/12/2017 08:39

La settimana si sta chiudendo sugli scudi per le borse americane, che ieri hanno nuovamente mostrato i muscoli con un rialzo corale e corposo, che ha consentito a tre (Dow Jones, SP500 e Russell2000) dei 4 indici che seguiamo di registrare nuovi massimi storici. Dow Jones ha addirittura superato di slancio e con grande abbondanza la soglia psicologica dei 24.000 punti, mentre SP500 è arrivato anch’esso ad una cifra tonda, 2.650 punti, che ha testato e potrebbe oggi superare definitivamente. E’ salito anche il tecnologico Nasdaq100 (+0,86%), recuperando metà dello scivolone della vigilia. Ma qui i livelli record di martedì scorso a 6.426 punti sono ancora lontani.

A spingere all’entusiasmo le borse USA sono stati alcuni dati economici positivi e la solita speranza che arrivi la riforma fiscale di Trump, ma forse ancor più l’avidità degli istituzionali di mettere a segno risultati eclatanti a fine anno, che garantiscano ricchi bonus, basati sulla performance, ai gestori dei fondi ed ai manager delle grandi banche d’affari.

“E’ l’euforia, bellezza!” potremmo chiosare, parafrasando la celebre frase pronunciata da Humphrey Bogart nel celebre film “L’ultima minaccia” degli anni 50.

Un’euforia che non si vede più in Europa negli ultimi giorni. O, meglio, che nelle ultime sedute europee cerca di imporsi nella fase mattutina della seduta, per poi venire mortificata per vari motivi nel pomeriggio. Anche ieri abbiamo assistito ad una ottima partenza, con l’indice tedesco arrivato a salire di quasi un punto percentuale ed il nostro Ftse-Mib anche di più. Ma nel pomeriggio i mercati azionari europei hanno perso per strada tutto l’ottimismo mattutino, andando a chiudere quasi tutti in negativo. Il nostro Ftse-Mib, per mantenere a fine seduta un modestissimo rialzo, è dovuto salire al vertice della classifica delle performance giornaliere in Europa, insieme alla borsa portoghese.

Piazzaffari è stata tenuta a galla dalla buona verve dei bancari. In realtà non tutti, ma soprattutto le popolari, che sono premiate dai rumor che provengono dall’Eurotower, sede della BCE a Francoforte, dove sembrerebbe prevalere la linea del “caso per caso” nelle regole future sulla gestione delle sofferenze. Una linea tipicamente “italiana”, che dovrebbe escludere affondi di severità tali da imporre aumenti di capitale alle banche, come le Popolari quotate BPER, Banco BPM ed UBI, assai cariche di crediti erogati allegramente ed ormai di difficile recupero.

A trascinare giù gli indici europei questa volta è stato il gran balzo dell’euro, che è tornato di prepotenza al di sopra di 1,19 contro il dollaro e penalizza così la competitività internazionale delle imprese europee.

Perciò, mentre Wall Street registra quasi tutti i giorni nuovi record e sfida vette fino a poco tempo fa inimmaginabili, gli indici europei lateralizzano a poca distanza dai supporti generati al termine della significativa correzione della prima parte del mese di novembre e non riescono a rialzarsi.

E’ vero che fino a quando i supporti non verranno sfondati non siamo autorizzati a fasciarci la testa. Ma certo dobbiamo rilevare il forte deficit di forza europea rispetto a quel che ci fanno vedere gli indici USA. E possiamo, en passant, anche farci la fatidica domanda: che ne sarebbe delle borse europee quando l’euforia americana dovesse subire una battuta d’arresto?

Perché un altro dato che emerge è il ritorno in USA di una parvenza di percezione del rischio. Ieri, a dispetto del forte balzo dell’indice SP500, l’indice Vix della paura di possibili ribassi non ha avuto il comportamento solito. Anziché scendere, come fa di solito quando l’indice sale, mostrando così la  compiacenza disarmata degli investitori, è risalito fino a 12 ed ha chiuso ben sopra 11 punti. Ci sta dicendo che questo impulso rialzista non è sguarnito come i precedenti, ma viene tendenzialmente protetto con un po’ di coperture. Non ci stupiremo pertanto se nei prossimi giorni dovessimo assistere ad una correzione, che il Vix ci propone come possibile.

L’invito alla prudenza pertanto va reiterato, anche guardando a quello che sta capitando sul Bitcoin, moderno termometro dell’avidità speculativa. Ieri ha passato la giornata ad ondeggiare paurosamente tra i 10.500 dollari e gli 8.800. Un’altalena che stimola l’adrenalina ma può fare molto male al portafoglio. Anche perché il Bitcoin sarà pure virtuale, ma i dollari che si perdono quando la volatilità è contraria alle attese, sono reali.

 

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