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Il calo si ferma. Ma il rimbalzo manca ancora.
07/12/2017 08:36

La giornata centrale della settimana è partita ieri molto male per le borse europee,  occupate a recepire la scivolata del giorno precedente da parte degli indici americani e soprattutto quella assai più consistente che ha coinvolto le borse asiatiche, sulle quali si sono viste ieri perdite in parecchi casi intorno al -2%.

Col passare del tempo, però, la tensione si è un po’ attenuata, e, grazie ad un’apertura stabile di Wall Street, che ha mostrato l’intenzione di fermare l’emorragia di liquidità dal mercato azionario, le perdite si sono ridotte in chiusura di seduta a livelli generalmente inferiori al mezzo punto percentuale, e vicine ai massimi di seduta. Non è un rimbalzo, come non si è visto rimbalzo nemmeno sugli indici americani, eccetto, se vogliamo essere generosi, sul Nasdaq100, che ha recuperato mezzo punto percentuale. Più correttamente possiamo parlare di una pausa di quel calo che cominciava a farsi insistente, dato che  coinvolge i listini dall’apertura di lunedì scorso, esaurita l’ultima bottiglia di spumante per festeggiare l’approvazione della riforma fiscale americana.

Il peso delle prese di beneficio questa settimana è stato significativo ed ha schiacciato gli indici azionari ed i rendimenti obbligazionari, allargando nuovamente un po’ gli spread a carico dei periferici. Tutto ciò nonostante che il dollaro stia lentamente, ma costantemente, recuperando terreno e si sia portato sotto 1,18 nei confronti dell’Euro. Il dollaro non aveva scontato in anticipo l’euforia fiscale USA, al contrario del mercato azionario, che aveva intrapreso un rally di due settimane prima del voto favorevole del Senato americano. Ora l’azionario subisce prese di beneficio, mentre il dollaro si sta convincendo degli effetti benefici dei regali fiscali alle imprese USA. Potrebbero arrivare in futuro significativi flussi finanziari sul dollaro, vuoi per merito di qualche multinazionale che vorrà aderire allo scudo fiscale e rimpatriare gli ingenti tesoretti accantonati all’estero, vuoi da parte di imprese straniere che potrebbero essere attratti dalla nuova immagine degli Stati Uniti come novello “paradiso fiscale” per le imprese. Inoltre la FED dovrà pur prendere atto del potenziale inflazionistico di tutto quel deficit che i tagli di imposta produrranno, e forse alzerà i tassi con maggior aggressività.

Se continuerà il rafforzamento del dollaro le borse europee dovrebbero beneficiarne. Dopo tre giorni di calo, oggi potremmo magari assistere ad un tentativo di rimbalzo da parte degli indici europei, che in apertura sconteranno la vitalità della borsa giapponese, che oggi ha quasi completamente recuperato la scivolata di ieri con un corposo rimbalzo da +1,5%, anche se gli indici cinesi continuano a soffrire e gli emergenti asiatici non sembrano ancora pronti al rimbalzo.

Poi sarà Wall Street, come sempre, a segnare il pomeriggio. Spesso il mercoledì, che rappresenta il baricentro della settimana, è il momento in cui avvengono i cambiamenti di direzione. Potrebbe essere così anche questa volta, se Eurostoxx50 riuscirà a rimanere lontano dal suo minimo di ieri (3.531) ma soprattutto se riuscirà a superare il suo massimo settimanale di 3.586. Completerebbe così un modello di doppio minimo che potrebbe portare le borse europee a recuperare almeno fino ai massimi della seconda metà di novembre (3.611 per Eurostoxx50, 22.592 per il nostro Ftse-Mib). Ovviamente occorre che Wall Street non tradisca e provi anch’essa a riprendere il rally di fine anno.

Una pausa è fisiologica. Un calo che dovesse protrarsi per il resto della settimana andrebbe a deteriorare la fiducia di molti investitori e potrebbe essere abbastanza pericoloso, specie se SP500 dovesse scendere sotto il minimo realizzato durante quella specie di flash crash che l’ha coinvolto venerdì scorso e fatto scendere fino a 2.605.

 

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