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Wall Street alle stelle, Borsa Italiana alle stalle
18/12/2017 08:33

Nei primi giorni della scorsa settimana è sembrato che gli indici azionari europei volessero ridimensionare il forte gap di performance che si è accumulato a partire da novembre nei confronti dei cugini americani. L’attesa per il rialzo dei tassi USA, puntualmente avvenuto mercoledì, sembrava voler dirottare un po’ l’attenzione verso le borse europee, che vivono condizioni monetarie enormemente più favorevoli di quelle americane. La FED ha già iniziato una lenta manovra di prosciugamento monetario, per ora a colpi di 10 miliardi di dollari al mese di titoli in scadenza che non vengono rinnovati, mentre i tassi ufficiali sono ormai approdati a 1,50% e le intenzioni sono per altri 3 ritocchi nel 2018. Invece la BCE, oltre a non aver alcuna intenzione di toccare i tassi, sempre a zero, prosegue l’allagamento monetario, avendo confermato un QE da 30 miliardi di euro al mese fino al settembre prossimo.

Però, proprio a metà settimana è tornata prepotentemente in evidenza la debolezza europea, con gli indici che hanno subito una doppia battuta d’arresto sia mercoledì che giovedì, proprio mentre Wall Street si preparava all’ennesimo record storico. Anche venerdì gli indici europei hanno mostrato la corda per ampia parte della seduta, trascinati poi a chiudere in modesto rialzo dall’entusiasmo rialzista che soffiava dall’America. Infatti venerdì gli indici americani hanno festeggiato in anticipo, con ampi rialzi, la definitiva approvazione del testo unificato della riforma fiscale di Trump, che veniva data per imminente e poi rinviata di ora in ora. In realtà il voto non c’è ancora stato, anche perché tra le file repubblicane sembrano esserci 3 senatori ancora perplessi e 2 malati. Pertanto è necessario ancora un po’ di tempo per convincere i recalcitranti e curare i malati. E’ probabile che il voto, salvo sorprese, arrivi in questi primi giorni della settimana e consenta ad un trionfante Trump di apporre la sua svolazzante firma prima di Natale. Per i mercati pare comunque cosa fatta, dato che venerdì Dow Jones, SP500 e Nasdaq100 hanno polverizzato i precedenti massimi assoluti, arrivando a livelli di euforia rialzista quasi mai visti in passato. Per rendere l’idea, si consideri che SP500 sul grafico settimanale ha superato quota 83 con l’indicatore RSI(14), che misura l’eccesso rialzista rispetto alla normalità del movimento. Per trovare un valore superiore occorre andare indietro fino al gennaio del 1959, cioè quasi 60 anni fa. Il Dow Jones ha raggiunto addirittura 86, valore superato in passato solo nel marzo 1986.

Di fronte a tale manifestazione di forza e di totale incapacità di percepire il rischio si rimane senza parole. E non si comprende perché gli indici europei continuino a viaggiare in laterale ignorando il vento rialzista che viene dagli USA. Mentre SP500 la scorsa settimana con +0,91% ha chiuso la sua quarta settimana rialzista consecutiva, Eurostoxx50 ha collezionato un deludente -0,86% a conclusione della quinta settimana altalenante.

Accanto alla debolezza europea emerge poi con una certa evidenza il ritorno del rischio Italia.

Quella passata è stata una settimana gravemente negativa per il listino italiano Ftse-Mib, che ha lasciato sul terreno ben 3 punti percentuali. La gravità del comportamento italiano è amplificata dal confronto con gli indici americani, ma anche con quelli europei e dimostra che gli investitori internazionali stano cominciando le grandi manovre per ridurre dai loro portafogli le attività italiane, con l’avvicinarsi delle elezioni che, secondo i sondaggi, dovrebbero sancire l’impossibilità di ottenere una maggioranza omogenea in Parlamento ed aprire un periodo di instabilità politica difficilmente governabile.

Il rendimento dei nostri BTP decennali e, di conseguenza, lo spread con Bund hanno ricominciato a salire. Le nostre banche sono state pesantemente vendute sui timori di nuove accelerazioni imposte dalla Vigilanza BCE nella dismissione delle sofferenze. Tutto ciò mentre la Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fallimenti bancari sta mettendo in mostra enormi lacune ed omissioni da parte degli organismi di controllo nello svolgimento dei loro compiti, e, dal punto di vista politico, la resa dei conti tra Renzi, Bankitalia e la Consob.

Come sorprenderci che ad un investitore straniero, alla vista di questo spettacolo, venga voglia di scaricare i suoi investimenti italiani?

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