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Segnali di stanchezza per il Toro
09/01/2018 08:39

L’inizio della seconda settimana di gennaio segnala una continuazione del rally in atto, ma più per inerzia che per convinzione. La furia rialzista rallenta, come è naturale, e la predominanza dei compratori si riduce. E’ un fatto molto ricorrente osservare sul grafico, di qualunque compressione (time frame) si voglia, che l’inizio della barra che segue una fortemente rialzista spesso risente della spinta del recente passato e realizza un proseguimento direzionale. E’ l’inerzia acquisita dall’impulso precedente che trascina il mercato nella medesima direzione. Questo però non significa che il movimento debba necessariamente continuare all’infinito. Spesso, quando l’impulso precedente accumula forti eccessi, e non emergono nuove e forti motivazioni che rafforzino ulteriormente la convinzione del mercato, la barra, che inizialmente sembra confermare la direzione della precedente, cambia poi di segno e diventa correttiva.

Non sorprende pertanto che dopo una settimana tutta col segno positivo e la realizzazione del massimo incremento settimanale attuato da oltre un anno da parte dell’indice SP500, ieri l’inizio della nuova barra settimanale sia stato anch’esso positivo.

Quel che dobbiamo verificare è però se la spinta è intatta oppure se sta scemando, e se si vedono eccessi rialzisti che, in mancanza di novità, possano incentivare le prese di beneficio.

Alla prima domanda possiamo rispondere che la spinta sembra scemare. Da un lato la candela giornaliera realizzata ieri da SP500, seppur positiva e con l’ormai quotidiano massimo storico (non c’è ancora stato un giorno nel 2018 senza nuovo record), è quella con incremento minore tra le 5 sedute del nuovo anno. Inoltre ieri la spinta dei compratori si è esaurita intorno alle ore 19, per poi passare le ultime 3 ore in laterale.

Quanto ad eccessi rialzisti direi che proprio non c’è male: RSI(14) è da 4 giorni in territorio di ipercomprato ed ha superato il livello di 79, che non si vedeva da inizio marzo del 2017, alla vigilia della maggior correzione attuata dal mercato americano lo scorso anno.

Circa il nuovo che bolle in pentola, direi che al momento non si intravedono notizie in grado di galvanizzare ulteriormente i mercati. La geopolitica segnala che il tentativo di riavvicinamento tra le due Coree sta lentamente entrando nel vivo e questa settimana ci potrebbe essere un accordo “sportivo” sui giochi olimpici di febbraio. Ma ipotizzare che l’uomo razzo sia diventato un agnello ed accetti di smantellare l’apparato nucleare costruito in questi anni, come vogliono i sud-coreani e i giapponesi, mi pare oggettivamente azzardato. Nel resto del mondo non si vedono novità per cui gioire.

L’economia USA sta per entrare nel vivo delle trimestrali, ma i prezzi scontano già tassi di crescita di PIL e di utili societari che sarà difficile battere. Inoltre si moltiplicano gli studi che dimostrano che gli effetti positivi del taglio fiscale varato da Trump è già entrato completamente nelle valutazioni di mercato grazie al rally attuato dal 21 agosto ad oggi dai mercati azionari, che ha fatto fare +13,6% all’indice SP500.

Tutte queste indicazioni non mi portano ad affermare con certezza che oggi partirà la correzione, anche perché la storia non si ripete mai in modo esattamente uguale. Però mi sento di affermare che chi non ha comprato fino ad oggi forse farebbe meglio a non farlo nemmeno oggi, perché probabilmente troverà in un futuro abbastanza prossimo dei valori più convenienti per entrare. Se invece compra oggi sarà bene che non attribuisca alla “sfiga” le perdite che dovesse poi accusare, perché sarebbero imputabili solo alla sua testarda avidità. Chi è già investito cominci a pensare alle protezioni, perché pensarci dopo che i guadagni si sono trasformati in perdite non è la migliore delle idee.

Gli indici europei si sono fatti trascinare al rialzo anche ieri dall’euforia di matrice americana, mostrando ancora voglia di recuperare il gap di performance rispetto agli indici USA, che ha caratterizzato il loro 2017.

In Europa gli eccessi rialzisti non si vedono ancora. Anzi, il tedesco Dax ha scavalcato la sua resistenza di 13.330, anche se poi non è riuscito a staccarsi molto da essa ed oggi potrebbe testare se questo livello riesce a diventare supporto oppure si tratta di falso segnale.

Eurostoxx50 ha tentato di superare la sua di 3.620, ma la chiusura è stata lievemente inferiore ed oggi dovrà recuperare convinzione per non retrocedere. Anche il nostro Ftse-Mib ha provato ad abbattere il suo ostacolo di 22.840, grazie ancora alla galassia Agnelli, di cui il mercato immagina chissà quali sorprese in arrivo, ma anche a Piazzaffari la resistenza non si  può ancora dire del tutto superata e oggi occorrerà acquisire ulteriore convinzione.

Personalmente ritengo che l’Europa non abbia le gambe per camminare da sola. Anzi. Una correzione americana, anche piccola, credo che farebbe riemergere tutte le debolezze degli indici europei.

Perciò anche oggi l’Europa è obbligata a tifare USA.

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