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LA SECONDA ZAMPATA DELL'ORSACHIOTTO
09/02/2018 08:35

Nel commento di ieri scrissi che il segnale dato mercoledì dall’incertezza di Wall Street era “bruttino” e che il ritorno ai massimi questa volta non sarebbe stato una passeggiata.

Forse qualche lettore avrà interpretato queste parole come l’ennesima gufata di chi non accetta come normale la continuazione di un rialzo durato quasi 9 anni e che negli ultimi 15 mesi (l’era Trump) ha accelerato il suo ritmo di salita.

Ma il comportamento di Wall Street ieri mi sembra che abbia confermato come realistici questi pensieri e mostrato, senza ombra di dubbio che il vento pare definitivamente cambiato rispetto al mese di gennaio.

Infatti gli indici americani, ieri, invece di fugare i dubbi e le incertezze evidenziate il giorno prima e riprendere il cammino del recupero, hanno mandato in scena il bis del bagno di sangue di lunedì scorso, vanificando completamente il recupero di martedì e rompendo anche livelli tecnici piuttosto importanti.

E’ una ulteriore prova che i nervi dei molti investitori al rialzo, senza coperture né cautele, abituati per molti mesi a mercati che avevano dimenticato la forza di gravità, ora cominciano a tremare paurosamente. E’ il contrappasso della glorificazione del Fintech e del trading automatico fatto dai computer, su cui ci hanno inebetito per mesi presentandolo come la panacea del guadagno facile senza neanche il disturbo di stare davanti ai monitor. Ora si scopre che le macchine non hanno un’anima e per loro un segnale è un segnale, il ribasso è l’inverso del rialzo e se con il trend rialzista bisogna comprare, con quello ribassista bisogna vendere. Senza problemi e senza ritegno. Queste sono solo debolezze umane.

Allora, siccome ci dicono che due terzi degli ordini quotidiani oggi arrivano dalle macchine e non più da operatori in carne ed ossa, la conseguenza è che i trend diventano sempre più violenti e veloci. Gli obiettivi si raggiungono molto più in fretta di una volta, perché le macchine fanno le cose molto più velocemente degli esseri umani, e magari si oltrepassano pure, al di là di ogni buon senso. Lo abbiamo visto al rialzo durante tutta l’era Trump fino a fine gennaio. Per quale motivo non dovremmo vederlo al ribasso, ora che il vento è cambiato?

I rialzi e i ribassi ci sono sempre stati, anche in passato. Nella mia ormai abbastanza lunga vita da trader, ho già visto 3 grandi bull market: 1990-2000;  2003-2007; 2009-2018 (?). Ed ho visto due grandi mercati orso: 2000-2002; 2007-2009. Lo storno attuale non lo considero ancora un mercato orso, perché tecnicamente non lo è ancora e, se volete, per scaramanzia.

Tutti i film che ho visto hanno avuto una trama sempre abbastanza simile, attraversando le classiche 6 fasi dell’emotività che portano i listini prima sugli altari e poi nella polvere. Si comincia con l’accumulazione (fase 1), una situazione di lateralità che permette alle “mani forti” (istituzionali, fondi speculativi, grandi patrimoni) di accumulare posizioni al rialzo. Al momento opportuno le mani forti dettano la via del rialzo e spingono al passaggio alla fase 2, chiamata convinzione. Il rialzo attira l’avanguardia delle masse di  risparmiatori. Gli indici continuano a salire con regolarità ed arriva altro denaro sui listini. I guadagni cominciano a mutare la percezione del rischio, affievolendola, e trasformano la convinzione nella fase successiva, la terza: l’euforia. Il rialzo sembra invincibile, ogni piccola discesa è occasione d’acquisto, tutti si precipitano in borsa e chi non lo fa viene catalogato come un asociale. Si raggiungono picchi impensabili ed anche gli ultimi vogliono partecipare alla festa. A questo punto le mani forti cominciano la fase 4, quella della distribuzione. Sugli strappi prendono profitto e cominciano a ridurre le posizioni. Il mercato diventa più volatile, cominciano ad esserci accenni di correzione, rintuzzati per un po’ dall’arrivo dell’ultimo denaro ancora non impiegato. Tutto è pronto per la fase 5, quella del panico. Il mercato cede di schianto, tagliando fuori gran parte della massa che non ha saputo vendere ed accettare magari piccole perdite. Rimane così intrappolata nella spirale dei ribassi, seguiti da rimbalzi anche cospicui. Ma la direzione è ormai definitivamente cambiata ed esprimerà la velocità e la violenza del ribasso con sedute di vero e proprio crollo e la realizzazione di rimbalzi insufficienti a recuperare il crollo precedente. In questa fase il mercato si riprende tutto o quasi quel che ha regalato nelle fasi 2 e 3, e chi è entrato vicino ai massimi subisce perdite devastanti. Alla fine di questa guerra non resta che l’ultima fase, quella della frustrazione: “Basta! Non parlatemi più della Borsa” afferma la massa, mentre si ritira dal mercato “cornuta e mazziata”, e si tiene nell’armadio gli scheletri che non ha saputo vendere in perdita e che forse non venderà mai più, perché arrivati a valere quasi più nulla.

Da qui ripartirà il successivo ciclo di borsa, con una nuova fase di accumulazione che rimetterà in moto  la giostra del paese dei balocchi.

Questo film l’ho visto sempre, ma col passare degli anni quel che è cambiata è la velocità di rotazione della pellicola. Le fasi di accumulazione e di distribuzione sono sempre più corte, mentre quelle direzionali occupano quasi tutto il tempo. Merito (o colpa?) proprio dei computer e delle informazioni che arrivano in tempo reale e vengono subito trasformate in operazioni.

Però la successione è sempre quella e le pulsioni emotive che la realizzano sono le medesime di sempre.

Sembra incredibile che si commettano sempre gli stessi errori di percezione. Che quando si è tra le nuvole del rialzo non si percepisca il rischio di cadere, mentre quando la caduta è ormai avvenuta regni il terrore per chissà quale ulteriore sconquasso, come se il mondo debba finire domani. In realtà dopo che il panico ha fatto perdere quel che l’euforia ha regalato, il rischio di ulteriori discese non è poi così elevato, se vogliamo escludere la fine del mondo. E, comunque, se venisse la fine del mondo, credo che si avrebbero necessità più impellenti che guardare quanto si sta perdendo in borsa. Il rischio era alto quando nessuno lo percepiva.

Tornando alla quotidianità, credo che dopo una perdita intorno al -4% per i principali indici USA (oltre mille punti persi dal Dow Jones e oltre 100 da SP500) ci sia poco da aggiungere. I media ci spiegheranno che la colpa è del mancato accordo al Senato USA per evitare un nuovo Shutdown, a causa di un senatore del Tea Party che ha fatto ostruzionismo contro l’aumento smodato del deficit che le riforme di Trump stanno provocando.

E’ l’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile per il magnate USA far approvare qualsiasi cosa in Parlamento. Forse oggi una pezza si troverà e la figuraccia verrà in qualche modo archiviata, ma certo il morale della truppa non sarà facile risollevarlo.

Sta di fatto che il grafico di SP500 mostra impietosamente che è stato sfondato il minimo di martedì ed il livello di ritracciamento di Fibonacci del 61,8% dell’ultimo impulso rialzista partito il 21 agosto scorso e fermatosi il 26 gennaio.

Non è una bella notizia, anche se lo sfondamento non è ancora drammatico. Però è assolutamente necessario che fin da oggi si veda una reazione decisa del mercato. In mancanza la correzione potrebbe arrivare con facilità al prossimo supporto di 2.545 e, oltre quel livello, farsi travolgente fino a 2.415.

Le borse europee hanno già scontato in gran parte le disavventure di Wall Street scendendo a capofitto nei minuti finali della seduta. Sia Il Dax che Eurostoxx50 hanno testato e tenuto il minimo di martedì scorso, che anche oggi sarà il livello chiave da non infrangere.

Ovviamente chi ha venduto non è ancora il momento che si azzardi a comprare. Chi è rimasto impegolato nel crollo valuti se non sia il caso, quando arriverà il rimbalzo, di chiudere qualche posizione.

Perché vorrei che fosse chiaro. Questo è solo un assaggio di quel che vedremo quando arriverà l’orso arrabbiato. E arriverà, statene certi.

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