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PRIMAVERA COMPLICATA
03/04/2018 08:37

Il primo trimestre dell’anno si è concluso in modo assai meno glorioso di quanto sia iniziato. Gli entusiasmi di gennaio, con gli indici globali che estendevano verso il cielo la salita che li ha impegnati incessantemente in tutto il 2017, segnalava un’euforica esaltazione, che, come è sempre successo in passato, in contesti simili, è evaporata all’improvviso per lasciare spazio ad una fase di volatile incertezza, che ha annullato in febbraio tutti i guadagni di gennaio ed in marzo ha fallito il tentativo di recupero, tornando nei pressi dei minimi di febbraio. Quasi tutti gli indici principali hanno iniziato o iniziano oggi il mese di aprile (molti ieri erano chiusi per il lunedì che in Italia chiamiamo di Pasquetta)  con un risultato provvisorio del 2018 che è al momento negativo. Quelli americani, che ieri hanno misurato mercati regolarmente aperti, hanno poi dimostrato che le sofferenze di marzo potrebbero non essere per nulla accantonate dalla primavera che sta arrivando.

Infatti sia SP500 che gli altri indici azionari USA hanno vissuto una drammatica prima seduta di aprile, con perdite diffuse e costanti per gran parte della seduta. SP500 è penetrato vistosamente sotto la media mobile a 200 giorni, che finora più volte ha contenuto la furia dei venditori e solo un guizzo finale nell’ultima ora della seduta è riuscito a riportare i valori a contatto con i 2.580 punti che rappresentano l’area di passaggio di questo indicatore-chiave, che discrimina tra il paradiso del toro e l’inferno dell’orso di lungo periodo. La seduta ha segnato comunque un -2,2%, che non mancherà di influenzare negativamente anche l’apertura dei mercati europei stamane. Peggio è andata all’indice tecnologico Nasdaq100 (-2,89%), che subisce pesanti vendite per il cambiamento di prospettiva che impongono le riflessioni che nel mondo si stanno facendo in questi giorni sul mondo tech. In particolare sull’opportunità di permettere uno sviluppo senza regole del big company del settore, che oltre a non pagare le tasse e distruggere migliaia di posti di lavoro della old economy con la loro concorrenza irresistibile, si è scoperto che sono in grado anche di condizionare le decisioni economiche e politiche dei loro utenti con forme di persuasione occulta piuttosto pericolose per la privacy e la democrazia.

Anche l’indice tecnologico si sta così avvicinando alla sua media a 200 giorni, che ora dista un centinaio di punti.

Il fatto che, bene o male, anche ieri si sia comunque vista una reazione dai minimi e SP500 abbia recuperato la media a 200 per il rotto della cuffia, lascia qualche speranza che il toro abbia ancora un po’ di energia. Vedremo oggi se il rimbalzo finale della seduta di ieri è segno di resurrezione oppure rappresenta semplicemente il classico “rimbalzo del gatto morto”.

La situazione resta infatti molto precaria e dipendente dagli esiti della guerra commerciale, che entra nel vivo delle ritorsioni dopo che la Cina ha ufficialmente risposto ai dazi di Trump varandone di analoghi su quasi 200 prodotti USA esportati in Cina per un ammontare di circa 3 miliardi di dollari.

Ma anche dalle notizie in arrivo da Facebook e dalle aziende che commerciano dati degli utenti, che sono in grado di accelerare la stretta normativa a carico delle aziende troppo disinvolte e limitare la cuccagna del Big data che ingrassa i loro bilanci.

Il momento continua ad essere molto delicato e la cosa migliore è forse quella di rimanere molto leggeri ed attendere che la fase di incertezza si trasformi in un movimento direzionale.

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