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IL TORO HA SETTE VITE
05/04/2018 08:31

La notizia dei nuovi dazi che Trump ha scagliato contro la Cina, per un valore complessivo di 50 miliardi, ha condizionato ieri pesantemente i mercati azionari europei ed il future sugli indici americani fino all’apertura dell’azionario USA. Come spesso accade, l’Europa ha ingigantito i timori di un possibile crollo americano, portandosi avanti con il lavoro ribassista prima che la borsa USA aprisse i battenti, convinta che la reazione sarebbe stata negativa. Le borse europee sono arrivate a perdere anche più di un punto e mezzo percentuale, aspettando Wall Street.

Effettivamente l’apertura del mercato americano è stata negativa, al punto da tornare, con SP500, a testare, a quota 2.575, il minimo della seduta precedente e scendere, per la terza giornata consecutiva, sotto il minimo di marzo e sotto la media mobile a 200 giorni. Ma, come è successo martedì, su quel livello i compratori sono ricomparsi e, nuovamente hanno ripreso in mano le sorti dell’indice, strappandolo dalle grinfie dell’orso. I livelli di inizio seduta sono stati i minimi della giornata, che è proseguita tutta in recupero ed ha chiuso in gloria, riuscendo non solo a tenere la barra dritta, ma anche a completare l’opera che il giorno precedente era rimasta incompiuta, cioè recuperare tutto il forte calo di lunedì di Pasquetta.

Ovviamente l’aria di rimbalzo che ha spirato dall’Atlantico è riuscita a rendere la seduta europea meno brutta di quanto apparisse al mattino, sebbene gli indici della vecchia Europa non siano riusciti ad evitare il segno meno (Eurostoxx50 -0,2%, Ftse-Mib -0,3%). Potranno rifarsi oggi, dato che il rimbalzo USA è proseguito anche dopo la chiusura dei mercati europei, che all’apertura odierna potranno capitalizzare un balzo positivo che li riallinei all’andamento americano.

La seduta di ieri probabilmente mette qualche punto fermo all’incertezza che accompagna i mercati da giorni. Proprio gli indici USA ci hanno consegnato qualche indicazione probabilmente più precisa:

1) L’orso ribassista, che, nonostante 3 tentativi, questa settimana non è riuscito a sfondare la trincea costituita dalla  media mobile a 200 giorni, per un po’ dovrebbe essere stato allontanato.

2) Molto spesso quando i mercati non riescono a confermare un segnale, ne forniscono uno opposto. Mi aspetto perciò che ora tornino almeno parte degli investitori che hanno liquidato posizioni nelle settimane passate e che gli indici, allontanatisi dai supporti, estendano il rimbalzo verso le resistenze. Per SP500 la prima significativa è a quota 2.712, dove è ancora aperto un gap ribassista, creato il 22 marzo scorso.

3) Il segnale operativo di rimbalzo, che SP500 ha fornito ieri, un engulfing rialzista, è abbastanza affidabile e segnala che il mercato dovrebbe aver preso una decisione di breve periodo che per cambiare necessiterà di fatti negativi eclatanti.

4) Tradizionalmente, quando il trend principale è molto forte, è anche assai difficile fargli cambiare direzione. Occorre una successione di elementi negativi piuttosto nutrita per cancellare negli investitori la distorsione percettiva generata dall’esperienza precedente, che in questo caso è quella molto positiva di un rialzo prolungato e potente. In questi casi il toro è come un gatto: ha sette vite e per morire occorrono dati di fatto negativi, gravi e ripetuti. Evidentemente non ne abbiamo ancora avuti abbastanza.

Attenzione. Non sto affermando che si debba tornare subito e con prepotenza ai massimi storici. Bene o male gli eventi degli ultimi mesi e l’apertura della guerra commerciale USA – Cina sono pieni di incognite potenzialmente negative. A quel che non è bastato fino ad oggi a far svoltare al ribasso i mercati, potrebbero aggiungersi prossimamente nuovi allarmi, ed il vaso non ancora colmo potrebbe allora traboccare. Affermo semplicemente che, siccome il movimento rialzista di lungo periodo non è stato negato, sembra che voglia sparare ancora una cartuccia, andando a testare le resistenze. Lì si svolgerà la prossima battaglia tra compratori e venditori.

Intanto prendiamo atto che l’orso evidentemente deve crescere ancora un po’ per riuscire al prossimo attacco ad aver ragione di un toro che sarà magari vecchio e un po’ stanco, ma in questi giorni è stato ancora in grado di respingerlo.

 

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