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TRUMP FRENA, I MERCATI ACCELERANO
13/04/2018 08:37

L’oscillazione degli umori dei mercati, che dipende da quella degli eventi geopolitici, ieri ha registrato un movimento positivo, in coincidenza con l’allentamento della tensione militare in Siria.

Trump ha twittato una sostanziale smentita sull’imminente bombardamento missilistico, mentre il Segretario alla Difesa Mattis ha dichiarato che si stanno ancora cercando le prove inconfutabili dell’uso di gas da parte di Assad, aggiungendo che preoccupa la possibile morte di persone innocenti  e la escalation che un bombardamento potrebbe innescare, e concluso che esistono anche mezzi diplomatici ed economici per punire Assad.

Se non è una smentita formale all’intervento militare, si avvicina molto a livello sostanziale, ed è sicuramente un messaggio che i tempi comunque non sono ancora maturi. La parte del cattivo viene lasciata a Macron, che invece preme per un intervento, mentre la cancelliera tedesca Merkel pare contraria ed ha chiaramente affermato che la Germania non parteciperebbe ad alcuna azione militare.

Sebbene conti poco a livello internazionale (ma molto rischia di pesare sulle consultazioni per la formazione del nuovo Governo italiano, che acquistano una certa fretta), la posizione dell’Italia pare sfumata dai poteri limitati di Gentiloni, che ha comunque dichiarato l’allineamento alla posizione della UE e della Nato, mentre il Parlamento lo ha chiamato ad intervenire per informarlo della situazione.

Intanto i russi hanno comunicato che Assad ha preso il pieno controllo di Duma e dell’intera regione del Gutha orientale è sotto il controllo delle truppe governative. Mentre la diplomazia occidentale si incarta per decidere come punirlo, Assad vince la guerra civile e si rafforza sempre più. Dimostra inoltre che non aveva assolutamente bisogno di usare il gas contro i civili per spezzare la resistenza degli oppositori ed implicitamente conferma la tesi russa che il gas è un complotto dei ribelli come ultima carta giocata per ottenere l’intervento diretto USA al loro fianco. Mi chiedo a che cosa possa servire ora l’uso punitivo dei missili, oltre a provocare altra morte e rischiare una guerra diretta tra USA e Russia.

Siccome la resa dei conti militare pare almeno rimandata di qualche giorno, i mercati ne hanno approfittato per recuperare le perdite di martedì ed anche qualcosina di più.

L’indice principale USA, SP500, è arrivato a testare con precisione il livello di resistenza di 2.675 punti, che avevo indicato come primo ostacolo da superare nel commento di martedì mattina. E’ abbastanza logico che lì sia stato respinto, per chiudere la seduta 11 punti sotto, segnando comunque una variazione di giornata di +0,83%. Del resto la situazione geopolitica non è precipitata, ma non si è nemmeno risolta, anche se ha segnato certamente un passo indietro occidentale ed un punto a favore dei russi. Anche l’indice Vix, che registra la volatilità che i mercati si aspettano nell’immediato futuro, ha accompagnato la distensione geopolitica scendendo sui minimi di aprile, ampiamente sotto quota 20.

Le borse europee hanno seguito Wall Street come un cagnolino. Eurstoxx50 (+0,69%) si è riportato a contatto con l’area di resistenza di 3.445, analoga a quella indicata per SP500, e lo stesso ha fatto il tedesco Dax (+0,98%), che si è riavvicinato al suo primo ostacolo di 12.460.

Decisamente meglio è andato, per l’ennesima volta, il nostro Ftse-Mib (+1,23%), che è tornato sui valori di inizio febbraio ed ora dista solo poco più di 3 punti percentuali dal massimo dell’anno di 24.050. I mercati mostrano sempre più di gradire lo stallo politico che blocca la formazione del governo ed allontana i populismi di vario genere dalla stanza dei bottoni, lasciando l’Italia nelle mani del mesto Gentiloni, sempre più prono al volere della UE e della Nato.

Per la giornata odierna la palla resta nelle mani di Trump. Se mostrerà ostinazione e vorrà comunque dare una lezione missilistica ad Assad, più per mostrare i muscoli dell’America ad uso di politica interna che per ottenere qualche risultato concreto, i mercati potrebbero tornare agitati.

Se invece si rassegnerà (ma non è nella sua natura di bulletto rissoso ed immaturo) ed accetterà lo status quo siriano, come sembrava voler fare la scorsa settimana, quando ha annunciato l’intenzione di rimpatriare le truppe dalla Siria, i mercati potrebbero festeggiare, tornando ad occuparsi di economia e finanza anziché dei rischi di guerra mondiale e potrebbero riproporre nelle prossime settimane il tentativo di tornare ai massimi dell’anno, sfruttando il possibile traino di una stagione delle trimestrali che gli analisti prevedono molto positiva, grazie agli sgravi fiscali regalati da Trump. La sfilata dei rendiconti societari USA da oggi entra nel vivo con i risultati del primo trimestre 2018 di Citigroup, JPMorgan, PNC Financial e Wells Fargo, 4 banche di primaria grandezza, in grado di segnalare già la salute del settore.

La settimana sembra perciò in grado di terminare con i mercati su livelli decisamente migliori di quelli che avevano quando è iniziata e magari anche di fornire quel benedetto segnale di inversione rialzista di breve periodo che si attende da parecchi giorni. Trump permettendo.

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